Un’esperienza vissuta: 

l’assistenza che avrei voluto  


La mia malattia comincia il 3 febbraio 1998 ad Ortisei, quando su una pista da sci nera, fui colpito da un ictus e persi conoscenza. Il ricordo di quegli interminabili attimi sono nella mia mente ancora oggi indefiniti, bui...

I soccorsi furono immediati. Fui ricoverato in un primo momento all'Ospedale di Bolzano, per 20 giorni, poi a Firenze, seguito dal  prof.Insitari, per un altro mese.

Il mio corpo era in completo stato di abbandono, non capivo la gravità della malattia, anzi rifiutavo di capire, d'accettare quello che mi era capitato. A Firenze si affiancò alle cure mediche la fisioterapia e la 1ogopedia.

Poi cominciò i1 peregrinare da un ospedale all'altro.

Fui dapprima alla Clinica Bianchi di Portici e dopo continuai a Roma presso la Clinica Santa Lucia

per tre mesi. Fu la prima volta che mi lasciarono solo, venivano a trovarmi il sabato e la domenica, e fu qui che per la prima volta mi spiegarono quali erano le conseguenze della mia malattia.

In un primo momento c’era la voglia di continuare ad essere come prima, poi la paura di non riuscire ad accettarmi, sentirmi inutile per tutti ma soprattutto per me!

La nostalgia della casa e di me stesso era immensa.

Il disagio più grande, è stato la non chiarezza, la poca organizzazione delle Strutture Ospedaliere, sia per il malato che per la famiglia mai messa al corrente di come aiutare ed assistere il malato.

Poi fui a Napoli con la mia famiglia, mia moglie Elvira e mio figlio Giuseppe e tutti i nostri disagi. Cominciai ad essere più vicino a tutti, ebbi come "professori" due giovani per la logopedia e la fisioterapia. Stettero con me circa sette mesi ad insegnarmi ancora il metodo "Perfetti" che mi aveva messo in condizione di uscire dalla Clinica S.Lucia. Poi ho cominciato a frequentare il Centro Minerva dove sono tuttora in cura.

 

I risultati raggiunti durante tutto questo periodo sono stati enormi. La terapia logopedica e la fisioterapia mi hanno aiutato a conquistare autonomie sia sul piano linguistico che personale. Ad esempio oggi riesco ad allacciarmi le scarpe da solo, o ad esprimermi con più padronanza. Ma il terapista da solo non basta. Serve anche il "Medico" per valutare durante il ciclo terapeutico come il paziente reagisce alla terapia.

I miei disagi durante tutti questi mesi sono stati grandi, incommensurabili. Ora sono stanco, non ho più voglia di stare da solo, non ho più voglia di raccontare la rabbia che ho dentro. 

Quello che più è mancato, è l’aiuto che avrei voluto per me e la mia famiglia, un aiuto adeguato, un sostegno psicologico che mi fosse dato dai medici che non ci sono mai stati per tutta la malattia. Medici disinteressati, poco chiari che si fanno chiamare Professori, come il dott. x. Primario di y, ma che di professionale hanno ben poco “forse solo la parcella”. Medici che “tirano acqua al loro mulino” senza pensare a quello di cui ha bisogno in realtà il paziente, senza nessun interesse verso l’ammalato e le sue problematiche.

Concludendo vorrei dire che tante cose a cui io avevo diritto non mi sono state date come ad esempio:

-  l'informazione dell'iter burocratico;

-  l’assistenza infermieristica e medica (soprattutto al sud);

-       la considerazione dell'ammalato, come persona che non ha solo un corpo da riabilitare ma anche una sensibilità, una conoscenza e cultura; una considerazione che mi avrebbe aiutato ad affrontare in maniera differente le attività terapeutiche.

-         il sostegno psicologico, come aiuto a tutti gli ostacoli che ho dovuto superare da solo.

Si!  E' proprio questa 1'assistenza che avrei voluto perché ciò che mi ha fatto vivere da “malato” è stata la costante indifferenza e superficialità dell'équipe, e non la condizione di malato in se ! 

Nicola Indolfi