Inizia
con una nota dolente l'VIII edizione del “Concerto per Alice”.Una
nota dolente che si riferisce “alla solita canzone stonata” in cui
troppo spesso ci si imbatte: l'indifferenza e la mancanza di un
reale dialogo con le istituzioni, sorde rispetto a problemi
nevralgici.“Quest'anno - dice Gabriella Tramontano, presidente di
Alice,
non possiamo raccontarvi di aver riportato vittorie. Le istituzioni,
che dovrebbero essere le nostre maggiori interlocutrici, ci parano
davanti un muro di gomma”. Ma la lotta per creare la rete di unità
dedicate proprio all'emergenza ictus continuerà non verranno
vanificate le tremila firme raccolte con una petizione popolare. E
la lotta continuerà su tutti i fronti. Ed uno degli strumenti che
maggiormente riesce a parlare ai cuori è proprio la musica.
Protagonista, quest'anno, nella suggestiva location del Parco urbano
di San Sebastiano al Vesuvio, la jazzista Maria Pia de Vito e la sua
band, con il loro ultimo lavoro “Songs from the Underground”. Suoni
malinconici e graffianti, ritmati e teneri, nostalgiche ballate che
sorgono dai recessi dell'anima.“Si tratta di pezzi, perlopiù di
extra-jazzisti, ritmi cari al nostro cuore da sempre, che abbiamo
deciso di reinterpretare a nostro modo. Speriamo che serva davvero
mettere a disposizione la celebrità per una causa più grande ed
importante, che possa andare a sostituire la gloria effimera di un
palcoscenico”.Così, sorrette dal pianoforte di Claudio Filippini,
dalla batteria di Walter Poli e dal contrabbasso di Luca Bulgarelli,
coadiuvati dalle “meraviglie” del “live electronics”, arrivano le
note di “Almost Blu”, di “The secret marriage” e di altri magistrali
successi. “Queste canzoni - continua Maria Pia - idealmente
provengono anche dalle viscere della nostra terra, dove le bellezze
appaiono indissolubilmente legate alle brutture”.E, per favorire la
riapertura di un reale confronto, “unico strumento di sviluppo per
il Paese”, appare quasi profetico il brano di chiusura, “Alleluja”.
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